Comunicazione mediata dal computer

Paul Watzlawik era uno psicologo austriaco, che insieme ai suoi colleghi Janet Helmick Beavin e Don D. Jackson ha elaborato una teoria della comunicazione, pubblicando la Pragmatica della comunicazione umana nel 1967. Il punto, che per noi attualmente risulta importante della loro indagine presentata nel libro, è la formulazione degli assiomi della comunicazione umana, tra cui io nel presente essay mi occuperò del primo, dal momento che gli altri quattro non sono riuscito a capire.

Il primo assioma della comunicazione umana è “l’impossibilità di non comunicare”. Watzlawik quindi afferma che l’uomo non soltanto ha bisogno di esprimere la sua presenza nel mondo e di comunicarla verso gli altri presenti, ma non è in grado di non farlo. Secondo tale affermazione la pura presenza umana sulla Terra deve avere un ruolo comunicativo, e presumibilmente lo ha, però soltanto di fronte a un altro uomo. Ci possono essere infatti delle situazioni particolari, quando tale assioma non risulta vero: può darsi che qualcuno scelga di non comunicare e dalla propria volontà si rinunci a tale necessità umana, come nel caso degli eremiti. L’uomo solitario non riesce a comunicare pur avendone bisogno, per esempio i catturati nella prigione vengono privati dalla comunicazione e possono averne occasione solo in determinati periodi, durante le visite, o nel tempo delle chiamate telefoniche.

Il computer presenta una circostanza eccezionale riguardante la comunicazione, visto che è in grado di influenzarla sia positivamente che negativamente. Con le parecchie vie che offre il computer insieme a internet i metodi della comunicazione si moltiplicano, si può trasmettere la voce attraveso il microfono, l’immagine per la webcamera, o se questi mancano, i pensieri via chat o e-mail… Però visto che il contatto offerto dal computer rimane sempre a distanza, non possiamo essere mai sicuri 100% nel successo della comunicazione. Se un cavo si stacca, se in seguito a un temporale improvvisamente si rovina il collegamento o addirittura il computer, la comunicazione finisce di colpo. È vero che un fulmine può influenzare anche la comunicazione personale colpendo il nostro partner con cui stiamo conversando, in questo caso però di solito anche la nostra necessità comunicativa cessa ad esistere temporaneamente.

Insomma il computer può mediare la comunicazione, però non potrà mai sostituire la comunicazione personale. Rimanere in silenzio in una compagnia ha un valore comunicativo. Rimanere in silenzio davanti al computer non ha sempre lo stesso valore. Comunichiamo pure mediante il computer, però senza abbandonare la comunicazione viva!

BIBILIOGRAFIA:

http://en.wikipedia.org/wiki/Paul_Watzlawick (28. 09. 2011)

http://it.wikipedia.org/wiki/Paul_Watzlawick (28. 09. 2011)

SINKA Csaba, Jézus Krisztus kommunikációja, mint az emberi kommunikáció mintája, szakdolgozat, Bp., 2001.

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